SOSTITUZIONE PROTESI
Chirurgia estetica - seno donna
Le protesi impiantate alcune decenni fa nelle prime mastoplastiche additiva erano ben diverse da quelle utilizzate oggi sia per la natura dei materiali impiegati che per la tecnologia adottata.
Quelle più comuni erano a cosiddetta superficie liscia: l’involucro esterno era infatti liscio e trasparente e permetteva di vederne il contenuto in gel di silicone.
Anche la consistenza al tatto era lontana, più artificiale di quella attuale e più frequente era il rischio di poter indovinare la protesi per l’innaturale formazione di pieghe o grinze, o di capsula peri-protesca (una sorta di cicatrice che avvolge le protesi rendendole dure e ferme al tatto) che compromettevano irrimediabilmente la naturalezza del risultato estetico.
Queste prime protesi possono andare incontro a rottura spontanea e infatti se ne consigliava prudentemente la loro sostituzione ogni dieci anni.
Le cose, inutile dirlo, sono enormemente cambiate da allora: chi si sottopone oggi a questo intervento sa che sarà probabilmente per la vita e che non dovrà più essere ripetuto.
Per tutte le pazienti che si siano sottoposte ad intervento di mastoplastica additiva più di dieci- quindici anni fa rimane comunque consigliabile, anche in assenza di sintomatologia clinica, una visita specialistica di chirurgia plastica che ne valuti lo stato attuale.
- precedenti interventi male eseguiti
- desiderio di un maggior volume
- interventi eseguiti da molti anni
- rottura di protesi
- dislocamenti delle protesi
E’ opportuno portare con sé con ogni tipo di documentazione clinica di interesse ( cartelle cliniche, visite specialistiche ecc) per una corretta e completa raccolta anamnestica relativa allo stato di salute, malattie ereditarie , terapie in atto, allergie ecc. Ciò garantirà di riconoscere per tempo eventuali controindicazioni o limitazioni alla chirurgia.
E’ necessario sottoporsi agli esami clinici pre-operatori prescritti.
Regola generale per ogni intervento chirurgico è la sospensione del fumo almeno due settimane prima e due dopo l’intervento, come pure evitare l’assunzione di aspirina ed altri farmaci anti-infiammatori che possono aumentare il rischio di sanguinamento.
Il mancato rispetto delle consegne pre-operatorie comporterà l’annullamento dell’intervento.
I sintomi più caratteristici, anche se non costanti, sono infiammazione, indolenzimento o dolore locale, eventualmente diffuso all’ascella corrispondente, indurimento, distorsione più o meno evidente della forma della mammella, asimmetria (questi ultimi rappresentano abitualmente il primo segnale che spinge a consultare un medico specialista).
Il silicone liberato dalla rottura di una protesi mammaria non ha comunque nulla a che vedere, da un punto di vista patologico, con il silicone liquido infiltrato direttamente nei tessuti, vero delitto contro la persona perpetrato ancora oggi si spera occasionalmente da personaggi senza scrupoli né professione.
La diagnosi può essere spesso posta sulla base dei soli dati clinico-anamnestici eventualmente confermata per dirimere ogni dubbio da esami diagnostici quali ecografia, mammografia o, meglio ancora, risonanza magnetica.
Tranquillizziamo a questo punto le pazienti che s trovino in queste condizioni…
Anche nell’ipotesi di rottura, la fuoriuscita di silicone liquido per lacerazione spontanea dell’involucro non crea alcun serio pericolo per la salute: questo rimane infatti confinato nella cavità che accoglie la protesi e l’organismo stesso provvede a rafforzarla con una resistente e spessa barriera di tessuto fibroso che lo isola dai tessuti sani circostanti impedendone la migrazione in altri distretti.
Sì. E’ necessario sottoporsi ad un nuovo intervento chirurgico per eliminare con la massima accuratezza ogni traccia del silicone fuoriuscito, rimuovere le vecchie protesi, asportare il tessuto fibroso in eccesso responsabile di retrazioni e distorsioni della forma delle mammella. Verranno infine impiantate le nuove protesi mammarie scelte con precisione insieme alla paziente, prima dell’intervento.
Le motivazioni che spingono alla sostituzione delle protesi mammarie possono anche essere altre e diverse: desiderio di incrementare ulteriormente il volume del proprio seno o (meno frequentemente) di ridurlo, oppure rimediare ad un intervento eseguito imperfettamente.
Dovrà essere seguita terapia antibiotica e anti-infiammatoria per una settimana.
Pochi giorni dopo l'intervento, vengono sfilati i drenaggi.
I punti di sutura sono costituiti da materiale biocompatibile riassorbibile e non devono pertanto essere rimossi.
La prima doccia è consentita dopo una settimana.
È raccomandabile non eseguire sforzi intensi durante il primo mese (sollevare bambini, valige ecc.), in particolare se la protesi è stata posta sotto il muscolo. Dopo una settimana potranno essere svolte le normali attività lavorative d’ufficio.
Come accade per ogni altro intervento chirurgico è necessario attendere che i tempi di guarigione portino allo smaltimento di tutti gli effetti legati all’infiammazione acuta, in particola l’edema o gonfiore con una certa sensibile variazione tra caso e caso legata alla risposta e alla sensibilità individuale.
Di questo deve essere perfettamente edotta la paziente durante i precedenti colloqui perché possa accettare senza paure e con un po’ di pazienza i primi lividi come parte normale e inevitabile dei primi tempi post-operatori; in ogni caso la loro maggiore o minore persistenza non modificherà in alcun modo il risultato definitivo.
Come per ogni intervento chirurgico esiste il rischio potenziale di complicanze, che sono, come spesso accade in chirurgia estetica, di moderata entità.
Nel 7% circa dei casi vi è la possibilità di formazione di una capsula fibrosa intorno alla protesi che ne può modificare la consistenza al tatto.
Le infezioni sono eccezionali e dominate eventualmente con opportuna terapia antibiotica.
Il rischio di ematomi, è anch'esso raro grazie all'utilizzo dei drenaggi post-operatori.
Non esiste la possibilità di rottura spontanea durante viaggi in aereo.
Da 5000 ai 7000 euro




