Operazione transgender Bari

Per quale motivo donne e uomini decidono di sottoporsi all’Operazione transgender Bari?

Perché, una persona transessuale non si identifica nel proprio sesso biologico ma in quello opposto: questa discrepanza si traduce frequentemente in un disagio che può manifestarsi già nei primi anni di vita, ma anche nell’adolescenza o, più raramente, nell’età adulta.

La realtà transessuale investe entrambe le direzioni di transizione: transessuali maschi transizionanti femmina (MtF) e transessuali femmine transizionanti maschio (FtM).

Considerare questo stato come una “malattia” e cercare di “curarla” come tale, non solo non risolverà il problema ma ne accentuerà la gravità.

Spesso viene confusa la Transessualità con l’Omosessualità: nella prima il sesso psichico (appunto la “identità di genere”) è opposto rispetto a quello anatomico; l’omosessualità è invece semplicemente un orientamento sessuale.

Il percorso della persona trans non ne condiziona l’orientamento: al pari delle persone non-transessuali potrà seguire le sue scelte sessuali (omo-, etero-, bi, a-sessuale).

Questo stato genera però un malessere profondo che porta prima ad intraprendere faticosi ed impegnativi percorsi di ricerca interiore, alla ricerca di sé stessi, e conduce poi frequentemente sulla strada tortuosa della “Riassegnazione Chirurgica del Sesso”.

Prima di sottoporsi all’Operazione transgender Bari, la persona transessuale che si identifichi come tale dovrà inizialmente rivolgersi a strutture o medici specialisti (psichiatri) che possano riconoscere uno stato di transessualismo: questo è necessario per ottenere il Nulla Osta per poter cominciare la terapia ormonale (che dovrà essere continuata poi per tutta la vita), sotto il controllo di un endocrinologo

Gli effetti di questa terapia potranno avere anche valenza “auto-diagnostica” sia in senso confermativo, rafforzando la persona nei propri propositi o al contrario indurlo a riconsiderare tutto il percorso: entro certi limiti la terapia ormonale è infatti reversibile.

Inizia poi quella che è di fatto un’“esperienza di vita reale” o “real life test”: sempre sotto controllo psicologico, il paziente inizia a “vivere” nel mondo come persona del sesso a cui sente di appartenere, adottando il ruolo di genere conseguente in termini di abbigliamento, comportamento, integrazione, ecc.

Al termine di tale periodo lo psichiatra potrà rilasciare una perizia in cui si escludano psico-patologie e si attesti che il soggetto sia in possesso di capacità decisionali integre.

Solo così potrà presentare domanda presso il Tribunale di residenza per ottenere (legge 164/82) l’autorizzazione per gli interventi chirurgici demolitivi: vagino-plastica, per individui MtF – isterectomia, mastoplastica riduttiva per quelli FtM.

Ricordiamo che una recentissima sentenza della Suprema Corte Costituzionale (5 Novembre 2015) ha sancito che non sarà più necessario l’intervento chirurgico di rettificazione del sesso per cambiare il proprio genere e il proprio nome anagrafico.

A questo punto si potrà procedere, facendo domanda con la seconda istanza, per la Rettifica Anagrafica.

Dopo di ciò, nome e sesso sui documenti vengono cambiati (con l’eccezione del casellario giudiziario e l’estratto integrale di nascita) e la transizione legale è di fatto conclusa, lasciando all’iniziativa personale la volontà di proseguire un percorso chirurgico di perfezionamento del proprio aspetto.

Tra gli interventi attualmente più richiesti vi sono quelli di femminilizzazione-mascolinizzazione del viso, le mastoplastiche additive e soprattutto quelli finalizzati alla mascolinizzazione del torace, nel percorso FtM (femmina-maschio), in particolare:

  • “Mammoplastica Lineare Immediata e Riposizionamento” ®. Trova la sua indicazione migliore in pazienti transgender FTM con mammelle svuotate e pendule. Il seno viene completamente rimosso tramite un’incisione orizzontale che cade normalmente a livello del solco sottomammario e di lunghezza variabile a seconda delle dimensioni delle mammelle. Le areola e i capezzoli, prelevati, ridimensionati e modellati affinché acquisiscano le caratteristiche tipiche del maschio, sono re-impiantate nella posizione ideale. Come tutte le cicatrici, sono piuttosto evidenti nei primi tempi ma tendono spontaneamente a sbiadire e a rendersi molto meno visibili con il passare dei mesi. Di fronte all’armonia ritrovata di un nuovo corpo, per questo genere di pazienti non costituiscono generalmente un problema significativo.
  • “Mammoplastica Peri-Areolare Conservativa”®. È generalmente indicata per mammelle molto piccole, con scarso tessuto ghiandolare, cute soda e compatta per le quali sarebbe in ogni modo impensabile qualunque rimozione diretta di pelle. Questa tecnica viene frequentemente preceduta da una liposcultura per ridurne il più possibile il volume completando poi l’asportazione attraverso un’incisione sul margine inferiore dell’areola.
  • “Mammoplastica Concentrica”. Moderati eccessi cutanei residui possono anche essere rimossi con tecnica “concentrica”, lasciando cioè un’unica cicatrice circolare, tutt’intorno all’areola.
  • “Sculpt-transition”. Questa particolare liposcultura, dedicata espressamente alla figura femminile transizionante maschile, è frequentemente associata agli interventi di mascolinizzazione toracica Transgender per ridimensionare o annullare gli accumuli adiposi femminili tipicamente localizzati all’esterno delle cosce (culotte de cheval), al loro interno, nella regione lombare (maniglie dell’amore), in quella addominale, ecc. L’obiettivo è una forma più lineare, squadrata, maschile appunto, che metta in evidenza la larghezza delle spalle e minimizzi quella dei fianchi. L’associazione delle due procedure consente, oltre che di ottenere risultati più completi in una sola sessione, anche di abbattere notevolmente i costi rispetto alla loro esecuzione separata.

Ogni procedura impiegata per effettuare l’Operazione transgender Bari ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi: sta all’esperienza del chirurgo valutarli singolarmente, caso per caso.

Per quanto riguarda la tecnica “Peri-areolare Conservativa”® :

  • la posizione dell’areola e del capezzolo non solo non è modificabile ma non è neppure infrequente che, dopo la correzione della mammella, possa discendere, anche se di poco, dalla sua posizione iniziale, allontanandosi ulteriormente da quella ideale per un torace maschile.
  • Non è semplice modellare e ridimensionare al meglio le areole senza correre notevoli rischi di sofferenze vascolari locali (necrosi).

Ricordiamo peraltro che la forma e le dimensioni delle areole e dei capezzoli non sono dettagli secondari o trascurabili: essendo quelle femminili quasi sempre più grandi e più basse di quelle maschili, una forma e una posizione indovinate costituiscono un obiettivo irrinunciabile in una ricostruzione convincente.

  • In ultimo, ogni minimo residuo di tessuto ghiandolare, determina facilmente irregolarità di superficie anche molto visibili esteriormente: oltre ad essere difficilmente correggibili potrebbero essere oltretutto accentuate da una contemporanea insufficiente contrazione e assestamento della pelle nei mesi successivi.

Non potendo essere, questi ed altri fattori, facilmente previsti o controllati questa tecnica dovrà essere quindi utilizzata solo in casi ben selezionati.

I risultati nella “Mammoplastica Lineare con Riposizionamento“® sono invece apprezzabili fin da subito, soprattutto per l’effetto della corretta posizione dei complessi areola/capezzolo, modellati e rimpiccioliti senza difficoltà per adattarsi al nuovo torace.