CASI DIFFICILI NELLA MASTOPLASTICA ADDITIVA: LA MAMMELLA TUBEROSA
Argomento del mese
L’aumento del volume del seno è uno degli interventi di chirurgia estetica oggi più richiesti.
I primi tentativi risalgono a molti decenni fa e non erano particolarmente brillanti; poi, col tempo, la tecnica si e’ notevolmente perfezionata sia da un punto di vista tecnico-chirurgico che di materiali utilizzati.
Nei primi tempi, gli studi e le ricerche riguardo la cosiddetta “biocompatibilita” dei materiali utilizzati in chirurgia, cioe’ circa la loro tollerabilita’ una volta impiantati nell’organismo umano, erano ad un livello iniziale. Anche i semplici fili di sutura, ad esempio, cosi’ comuni e indispensabili in ogni atto chirurgico, erano costituiti da materiali che spesso provocavano pericolose allergie o infiammazioni post-operatorie.
E’ stato grazie alle innumerevoli ricerche di laboratorio e agli infiniti tentativi che nel corso degli anni alcuni di essi sono stati abbandonati definitivamente, altri perfezionati, altri creati ex-novo con materiali utilizzati anche nell’industria aero-spaziale.
Nell’ambito delle protesi mammarie il percorso e’ stato simile; le prime protesi utilizzate erano costituite da materiali quanto mai fantasiosi (anche spugne marine o tessuti vegetali!) che avrebbero dovuto, idealmente, riprodurre la stessa consistenza al tatto di una mammella normale.
Con l’avvento delle prime protesi al silicone si è voltato pagina perché si è cominciato a rispondere seriamente ed efficacemente ai requisiti richiesti: le attuali protesi mammarie sono progettate e prodotte secondo concetti assolutamente innovati che tengono conto non solo della perfetta bio-compatibilita’ dei materiali di cui sono costituite ma anche di altri fattori altrettanto importanti quali resistenza a traumi e invecchiamento, forma, dimensione, proiezione, consistenza etc.
Ribadiamo che il dubbio sorto alcuni anni fa che aveva fatto temere che le protesi mammarie potessero in qualche modo essere causa di gravi malattie sistemiche e’ stato definitivamente smentito da accurate ricerche mediche. La qualita’ delle protesi prodotte 20 o 30 anni fa non e’insomma paragonabile a quella delle protesi moderne.
Per quanto riguarda la tecnica chirurgica, l’intervento di mastoplastica additiva può essere definito, in generale, piuttosto semplice e di rapida esecuzione: si tratta in definitiva di allestire uno spazio sufficiente ad accogliere la protesi mammaria.
Esistono però casi più rari che mettono seriamente a prova l’esperienza e l’abilità del chirurgo per le particolari difficoltà.
Uno di questi è il seno tuberoso; una sorta di malformazione di gravità variabile della ghiandola mammaria che presenta un aspetto tubulare, allungata, innaturalmente concentrata dietro l’areola. I quadranti inferiori appaiono piatti e svuotati e la mammella presenta una forma irregolare e bizzarra, quasi ad uncino perdendo completamente grazia ed eleganza che le spettano per natura.


Quanto prima sarebbe quindi opportuno chiedere il parere di uno specialista in chirurgia plastica perché valuti attentamente il caso.
La risoluzione, che è solo chirurgica, non si presenta di facile realizzazione: non basterebbe infatti il semplice impianto di protesi mammarie secondo la tecnica usuale. Il risultato sarebbe estremamente scoraggiante e accentuerebbe ancora di più l’aspetto innaturale.
La prima fase dell’intervento deve invece essere dedicata al paziente modellamento della ghiandola mammaria tuberosa in modo da modificarne la forma e distenderla perché possa fornire una buona copertura della protesi sottostante, premessa per un risultato soddisfacente.
In effetti è questo il punto cruciale dell’intervento superato il quale potranno essere finalmente collocate le protesi mammarie (scelte con accuratezza durante le visite precedenti) che provvederanno ad incrementare il volume e la proiezione in avanti del seno.
Le cicatrici sono generalmente di ottima qualità (a distanza di alcuni mesi praticamente invisibili) perché localizzate esclusivamente lungo il confine naturale tra la cute rosea del seno e quella pigmentata dell’areola.
Come si accennava precedentemente, la qualità delle moderne protesi mammarie e’ tale che le stesse aziende produttrici ne garantiscono indefinitivamente la durata.




